Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

21 giugno 2026

IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE (A)

VANGELO Lc 17, 26-30. 33
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».

  1. L’ateismo pratico

Che male fa uno che mangia, beve, commercia, prende moglie o marito? Perché la severa condanna del diluvio?

È già dura digerire la condanna di Sodoma e Gomorra e della moglie del povero Lot, nipote di Abramo, ma tutti, proprio tutti annegati nella disperazione è un po’ troppo.

Che Dio è un Dio che crea e poi si pente? Non poteva plasmarci dalla terra un po’ meglio? (Genesi 6,1-22)

Ovviamente siamo di fronte a racconti sapienziali, che vogliono rispondere ai grandi temi della vitaattingendo alla mitologia dell’antico Medio Oriente, mesopotamico in particolare.

Per sottolineare l’incompatibilità tra Dio e il peccato, tra l’abbandono di Dio ed una vitatrascorsa nell’indifferenza a tutto e a tutti, la Scrittura cesella l’immagine di Dio a somiglianza dell’uomo: il Signore si pente, si addolora, si adira. Tutti sentimenti terribilmente umani, presi a prestito per indicare il dramma dell’uomo che si allontana da Dio con una forma di ateismo non teorico, bensì pratico, quasi banale.

È quanto accade anche ai nostri giorni abitati dall’uomo social, tecnologico,che vive in una società ricca di crepe, e di sinistri scricchiolii nella sua struttura portante.

La maleducazione dilaga, l’ignoranza acquista una titolarità inaudita,i modelli per i giovani sono spesso squallide e rapaci figure, abili nel catturare consenso, la volgarità sovrasta la parola buona e conciliante. Eppure, nonostante tutto questo Noè è ancora vivo. 

Vi sono infatti molte persone che si ergono dal vissuto quotidiano, che cercano il senso del vivere, che si dedicano a pratiche virtuose, che amano ancora Gesù e percorrono cammini ecclesiali con corresponsabilità.

  1. Tornare allo spirito dell’Eden

Dobbiamo unire le forze, promuovere e sostenere ogni causa buona, smascherare le forme idolatriche che ancora ci abitano e che San Paolo nella seconda lettura (Lettera ai Galati 5,16-25) chiama “carne”, per vivere una vita secondo lo Spirito di Dio.

Paolo descrive anche le opere che lo Spirito ci guida a fare: «Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé …».

Questo era il paradiso iniziale e lo sarebbe ancora orase avessimo il coraggio di percorrere le piste che Gesù ha tracciato.

  1. Un mondo nuovo è possibile

Gesù ci chiede molta pazienza, perseveranza, ci esorta a non ascoltare le sirene mondane che ci invitano al successo, alla realizzazione personale, costi quel che costi.

Il Vangelo parla della “manifestazione del Figlio dell’uomo” come chiarimento di tutto.

Questa manifestazione è già avvenuta. Le ‘beatitudini’ con cui Gesù ha inaugurato il suo programma  sono la possibilità di un mondo pacificato dove il possesso non è l’assoluto, la violenza non è un dirittola giustizia di Dio è capace di cambiare il cuore alle persone,il perdono e la misericordia possono sostituirsi all’arroganza della vendetta, la purezza del cuore si sostituisce al sistema della doppiezza e del sospetto…

Solo una vita spesa nella forma del dono di sé, come quella di Gesù, può salvarsi e produrre salvezza.

Non che tutto questo semplicemente venga dalla nostra buona volontà, ma certamente implica la nostra libertà, le nostre scelte. Una canzone scritta e musicata da Mons. Sequeri diceva:

Io so quanto amore chiede questa lunga attesa del tuo giorno Dio,

luce in ogni cosa io non vedo ancora, ma la tua Parola mi rischiarerà”. Così sia per tutti noi.

don Erminio