
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
25 ottobre 2026
I DOPO LA DEDICAZIONE DEL DUOMO (A)
VANGELO Lc 24, 44-49a
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso».
1. Tutti chiamati all’incontro con Cristo
Centralità di Cristo e, di conseguenza, inclusività del cristianesimo, questo il messaggio che oggi la Scrittura ci trasmette.
Anzitutto gli Atti degli Apostoli (prima lettura): Dio non fa preferenza di persone, ceto, censo, etnia. Luca, autore del testo, pone due condizioni: il timore di Dio e la pratica della giustizia.
- Il timore di Dio
Non è semplicemente la paura del giudizio finale (da prendere in seria considerazione) o di ipotetiche sventure che egli invia, già in questo mondo, ai reprobi (cosa che non sembra avvenire). Quanto invece il sentimento che prova chi ha compreso l’amore di Dio, che è espresso da quella che San Paolo chiama la “parola della croce” (seconda lettura), cioè la condivisione radicale di Cristo con la nostra vita e morte. In realtà, il timore di Dio è temere di dispiacergli, di rispondere al suo amore con l’indifferenza o il rifiuto, scivolando, con il passare degli anni, in un gelido cinismo.
- La giustizia
Nella sua accezione occidentale, sancita dal diritto romano, la giustizia si concretizza nel ‘dare a ciascuno il suo’.
Ma che cos’è questo ‘suo’ di cui ognuno è titolare? E’ abbastanza semplice da individuare, un po’ meno da praticare: è quello che vorremmo sia fatto a noi, è trattare l’altro con umanità ed equità, poiché ogni persona è titolare di diritti e di doveri (aspetto oggi spesso rimosso). Giustizia in senso biblico, almeno nel Primo Testamento è sinonimo di fedeltà.
A che cosa? Al cammino di tutto un popolo. Dio è giusto perché è fedele alle sue promesse fatte ad Israele,
il popolo è giusto se osserva i comandamenti dati da Dio, affinché gli schiavi fuggiti dall’Egitto diventasserome si mantenessero un popolo libero e prospero.
Noi oggi siamo giusti nella misura in cui, dopo aver celebrato l’Eucarestia ci lasciamo condurre dallo Spirito Santo a tessere relazioni significative e ad edificare la comunità cristiana sconfiggendo il soffocante individualismo che ci toglie il respiro.
Torniamo ad essere un popolo senza confini: il popolo di Dio. Così compresi: timore di Dio, cioè affezione, credito alla sua Parola, timore di disattenderla e praticare la giustizia, cioè essere tessitori di relazioni significative e costruttori di comunità,sono la base che può dare credibilità all’annuncio evangelico.
- Quale annuncio?
Quello che il Vangelo di Luca oggi ci propone: il perdono di Dio per ogni uomo che sulla sua Parola accetta di cambiare forma del pensiero e stile di vita.
Un’esortazione finale: pratichiamo la giustizia che sola può garantire pace. Preghiamo per la pace, che è anche dono di Dio.
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don Erminio
