
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
23 agosto 2026
PRIMA DEL MARTIRIO (A)
VANGELO Mc 12, 13-17
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
- La relativizzazione del potere
Viene teso un tranello a Gesù, dal quale egli esce vittorioso con questa frase spettacolare. «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare,
e quello che è di Dio, a Dio». Questa frase ha segnato, seppur con fatica, la cultura occidentale.
Non è certamente l’unico passo biblico che pone le basi per la distinzione e l’autonomia dell’ordine temporale, politico da quello religioso e dal modello teocratico.
In ogni caso è un passo che marca profondamente le nostre società ed è quello che noi vorremmo facessero anche i musulmani e i nazionalisti indù.
Speriamo che queste popolazioni arrivino presto a riconoscere la necessaria distinzione tra ordine politico e ordine religioso, ma di sicuro non ci arriveranno se tentiamo ancora di “esportare” la democrazia con le bombe.
Tornando alla risposta di Cristo, in essa vi troviamo la relativizzazione del potere umano sia di quello politico come di ogni altro tipo di potere.
- La libertà di coscienza
L’importanza del passo sta nel dare a ciascuno la libertà di coscienza nell’aderire alla fede religiosa.
Si è cittadini con pari diritti, anche se non si è religiosi o se si professa un’altra religione diversa da quella della maggioranza.
Gesù, inoltre, risponde a una domanda che si facevano i nazionalisti giudei che volevano ribellarsi al potere romano: l’effigie di Cesare viola il primo comandamento?
Vale la pena di fare la guerra per togliere la sua faccia dalla moneta?
Per Gesù la risposta è no. Perché ci sarà sempre un potere terreno, i cui detentori opprimono gli uomini e si fanno chiamare benefattori.
Gli erodiani sono tra coloro che vogliono prendere il posto di Cesare, poi si comporterebbero come lui, la storia è nota.
- Il primato di Dio
Gesù, diversamente, mette Dio al primo posto. La relazione con lui deve avere il primato. A Dio occorre consegnare se stessi.
La pretesa non è eccessiva, perché vedremo con grande sorpresa che lui per primo consegna se stesso a noi.
Questo è il livello dell’amicizia che ci offre, niente di meno. Nel mondo ci sono e ci saranno sempre alternative a Dio, non bisogna lasciarsene catturare. Quando Gesù ordina di dare a Cesare quel che è di Cesare riconosce l’autonomia della politica.
Ma ne fissa anche i limiti: il potere politico ha un suo ambito, ma non deve invadere la totalità della vita delle persone e della collettività.
Il pericolo totalitario può trovare argine nella coscienza religiosa che afferma: Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini (At. 5,29).
Proprio dal testo evangelico deriva l’impegno a costruire una società laica fondata non solo sulla reciproca autonomia tra sfera politica e ambito religioso, ma anche su un rapporto di reciproca integrazione.
E’ autenticamente laica quella società nella quale la coscienza religiosa riconosce l’autonomia della politica e la politica riconosce l’apporto della religione. Potremmo dire: Dio ha bisogno di Cesare, ovvero i valori morali e religiosi (valore della vita, della persona, della pace, ecc.) hanno bisogno della politica. Ma tale appello ai valori rischia d’essere moralistico, solo esortativo, se non si fa carico di creare tutte le condizioni necessarie perchè i valori possano essere vissuti.
Per conseguenza anche i credenti non possono essere estranei all’impegno politico.
Ma anche Cesare ha bisogno di Dio, ovvero la politica ha bisogno dei valori: ogni decisione, ogni scelta politica mette in gioco una certa idea dell’uomo, dei suoi veri beni e dei suoi fini.
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don Erminio
