
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
11 ottobre 2026
VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (A)
VANGELO Mt 13, 3b-23
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che e stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
- Il contesto
Davanti alle grandi folle che si raccolgono per ascoltare Gesù viene esposta la parabola del seminatore. Gesù parla di un seme che cade o no nella terra. Dal luogo dove cade, dipende la sua crescita; è possibile che venga impedita così da non produrre frutto.
È quanto accade nelle prime tre categorie di terreno: «lungo la strada» (il suolo indurito dal passaggio degli uomini e delle bestie), «terreno sassoso» (composto da roccia), «sui rovi» (è il terreno ricoperto da spine). Invece quello che cade sulla «terra bella» dà frutti eccellenti anche se a diversi livelli. Il lettore è orientato a prestare attenzione più al rendimento del chicco che non sul gesto del seminatore. La prima parte della parabola termina con un ammonimento:«Chi ha orecchi ascolti» (v.9): è un appello alla libertà dell’ascoltatore.
La parola di Gesù può rimanere «parabola» per una folla incapace di comprendere; può svelare «i misteri del regno dei cieli» per chi si lascia sconvolgere dalla sua forza. È l’accoglienza della Parola di Gesù che distingue i discepoli dalle folle indeterminate; la fede dei primi rivela cecità degli altri e li sospinge a cercare «oltre» la parabola.
- Ascoltare e comprendere
È sempre Gesù a condurre i discepoli alla pista buona per la comprensione della parabola. In futuro attraverso i discepoli la Chiesa sarà guidata nella comprensione della Parola di Gesù. Nella spiegazione della parabola si nota la coppia dei due verbi «ascoltare» e «comprendere»: «Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende…». È nella comprensione che si distingue il discepolo che quotidianamente ascolta la Parola di Gesù dalle folle che, invece, l’ascoltano occasionalmente.
- Impedimenti alla comprensione
Gesù richiama innanzitutto la risposta negativa prestata dai suoi contemporanei alla sua predicazione del regno dei cieli, legata ad impedimenti diversificati tra loro.
Il terreno sulla strada, è quello trasformato dai passanti in sentiero battuto; si dimostra del tutto negativo: «Gettare il seme sull’asfalto della strada, tutti sanno che non serve a niente: non ci sono condizioni necessarie alla crescita.
E poi la gente passa, calpesta, rovina il seme. Il seme non si getta dovunque sia» (Carlos Mesters).
C’è innanzitutto la responsabilità personale dell’individuo: accogliere la Parola di Dio nel proprio cuore; viceversa, se cade su un cuore “battuto”, reso ostinato dalle proprie convinzioni e dall’indifferenza presta il fianco al maligno che completa quell’atteggiamento persistente di chiusura alla Parola di Dio.
Il terreno pietroso. Se il primo impedimento era costituito da un cuore insensibile, indifferente, ora l’immagine del seme che cade sulle pietre, sui sassi, e tra rovi sta a indicare il cuore immerso in una vita superficiale e mondana.
Tali stili di vita sono delle energie che impediscono alla Parola di fruttificare.
Un inizio di ascolto si verifica; solo che è subito bloccato, non solo, dalle tribolazioni e dalle prove che sono inevitabili, ma anche dal coinvolgimento del cuore nelle preoccupazioni e nelle ricchezze.
Una vita non profonda ma superficiale, mondana, si coniuga bene con l’instabilità.
Il terreno buono: è il cuore che ascolta e comprende la Parola; questo fa frutto. Tale rendimento è opera della Parola in cuore accogliente.
Si tratta di una comprensione in azione, che si lascia coinvolgere dall’azione di Dio presente nella Parola di Gesù.
La comprensione della sua Parola resterà inaccessibile se trascuriamo l’incontro con lui e quindi non permettiamo che dilaghi in noi.–
don Erminio
