
4 ottobre 2026
VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (A)
VANGELO Lc 17, 7-10
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sèrvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
- Si può amare Dio per nulla?
Questo è il tema di fondo delle tre letture di oggi. Giobbe è travolto dalle disgrazie ma rimane apparentemente saldo nella fede (Libro di Giobbe 1,13-21). Il prosieguo del libro mostrerà tutto il suo travaglio,la sua protesta contro Dio, dal quale si aspetta ogni bene, essendo egli un uomo giusto, buono, onesto.
Giobbe si interroga sul perché della sua ingiusta sofferenza e quella dei suoi cari e lo fa con veemenza, rifiutando le frasi consolatorie dei suoi quattro amici, tendenti a colpevolizzarlo.
La teologia del tempo diceva pressappoco così: se la vita ti va bene (mogli, figli, greggi, frutti della terra, pace con i nemici, salute ecc.)vuole dire che sei un uomo giusto e Dio ti premia, il contrario indica che qualche peccato l’hai fatto e ora ne paghi le conseguenze.
Si trattava di una forma retributiva qui e subito. La realtà però la smentiva e Giobbe ne è un esempio.
- Siamo servi ‘in-utili’
La domanda che Satana (nel libro è il pubblico ministero alla corte di Dio), pone a Dio, in un altro passo del testo: “si può amare Dio per nulla?”, rimane sospesa nel vuoto e ci raggiunge con il brano evangelico di oggi (Luca 17,7-10).
Lì un facoltoso agricoltore sfrutta il suo servo. Allora non c’erano contratti di lavoro con precisi orari e regolamentazione degli straordinari. Il servo era proprietà del padrone senza diritti a riconoscenza o ricompensa.
Il paragone urta la nostra sensibilità, ma Gesù fa esempi di vita reale per dirci altro.
Come Gesù si è fatto servo nostro in piena gratuità, così anche noi siamo chiamati ad aborrire ogni forma contrattuale o contabile con Dio.
Guardate che questa concezione è ancora largamente diffusa, soprattutto a fronte nostre fatiche e sofferenze.
Questa visione mercantile del nostro rapporto con Dio va eliminata è semplicemente frustrante e fa perdere la fede.
Noi come Gesù siamo servi ‘inutili’, cioè senza utile, chiamati ad amare Dio per nulla, in piena fiducia, accogliendo, seppur con qualche fatica, il limite che il nostro essere uomini ci impone.
Gesù ci ha detto che verrà il giorno in cui Dio stesso passerà a tavola a servirci nel suo Regno:
“Restate in tenuta da lavoro e con le vostre lucerne accese, come uomini che attendono il loro signore al ritorno dalle nozze, per essere pronti ad aprirgli appena arriva e bussa alla porta. Beati quei servi che il Signore al suo ritorno troverà vigilanti.
Vi assicuro che egli si metterà in tenuta da lavoro e passerà a servirli”. (Luca 12, 35-37).
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don Erminio
