
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
27 settembre 2026
V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (A)
VANGELO Mt 22, 34-40
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
- Amare Dio
La professione di fede di Israele nel Dio uno e unico, così come il libro del Deuteronomio (6,4-12) ce la presenta, inizia con un invito di Dio stesso, che prende le mosse da un verbo che cuce insieme i libri dell’Antico Testamento, e anima quotidianamente, ancora oggi, la preghiera dell’ebreo credente: ascolta. Unitamente a questo incontriamo nel brano un altro verbo: non dimenticare.
Nel cuore del credo ebraico sta il comando di amare Dio con tutto se stessi.
L’amore a Dio è fatto coincidere con l’osservanza dei comandamenti, diremmo di tutta la legge (Torà).
Il motivo di fondo è la liberazione dalla schiavitù egiziana. Mantenersi in questo amore dà linfa vitale al singolo e all’intero popolo.
Detto in altri termini: è possibile mantenersi liberi da ogni forma di schiavitù solo osservando la Parola di Dio.
- La libertà
Il tema della libertà anima anche la seconda lettura: “Cristo ci ha liberati per la libertà” afferma san Paolo (Gal 5,1-14).
Nel prosieguo del testo si evince come l’Apostolo parli di riscatto della libertà dal vincolo della Legge ebraica e dalla pratica della circoncisione, che immetteva il singolo nel popolo della prima Alleanza con Dio.
A noi qui preme sottolineare come in un’epoca come la nostra, flagellata da individualismo, scarso senso sociale e politico, la libertà sia concepita esclusivamente come possibilità di agire secondo criteri personali e insindacabili.
Indubbiamente la libertà ha come primo gradino la non coercizione nelle scelte personali (salvo che violino la legge), ma la vera libertà è quella da se stessi, che permette un approccio solidale, virtuoso, amicale e financo fraterno agli altri.
Semplificando: libertà è da tutto ciò che ci disumanizz e per tutto ciò che promuove in noi l’umano.
- Il cardine dell’esistenza cristiana
Mentre l’Antico Testamento (vedi prima lettura) dava primato all’amore a Dio e dunque all’osservanza della Legge come suo corrispettivo,
Gesù accosta l’amore a Dio (Dt 6,5) all’amore al prossimo (Lev 19,18). Dopo aver fatto questo, Egli afferma che la Legge e i Profeti cioè, tutta la rivelazione di Dio sta ‘appesa’ a questi due precetti,come una porta sta sospesa tra due cardini, uno più in alto e l’altro più in basso.
Forse facendo un commento a questo passo del Vangelo, San Giovanni nella sua prima lettera circolare ci ricorda che nessuno può dire di amare Dio che non vede, se non ama il fratello che vede. Purtroppo larga parte della nostra formazione catechetica si è svolta in chiave morale, cioè sui dieci comandamenti, trascurando di insistere sull’unico che conta: l’amore.
Per cui, per molti, se non si violano i precetti si è a posto. E così tanti cristiani cadono nel peccato più grave per le Scritture: l’indifferenza e il legalismo. Vale qui la pena di ricordare quanto scriveva il grande mistico spagnolo del XVI secolo,
San Giovanni della Croce: “al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore”.
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don Erminio
