
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
13 settembre 2026
III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (A)VANGELO Lc 9, 18-22
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare.
I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
- Unità nella diversità
Isaia scaglia nel futuro la sua profezia che ha valore per Israele ed anche per noi. Il popolo dell’antica Alleanza
(“radice di Iesse”, padre del re Davide) è invitato a vincere i dissapori e i dissidi interni, perché il Signore vuolericostruire il tessuto relazionale del suo popolo e ridargli così libertà e dignità.
Anche noi raccogliamo questo invito a vincere le divisioni che lacerano la chiesa: simpatie e antipatie personali, sospetti su chi fa esperienze ecclesiali diverse dalle nostre, accuse di tradimento della dottrina o di progressismo esasperato.
Il Signore vuole fare cose grandi per noi, ma ha bisogno di un popolo unito pur nella diversità.
- Uniti nella stessa fede
Condizione essenziale affinché tutto ciò avvenga è adottare l’autocoscienza che Paolo esprime nella seconda lettura: noi non siamo migliori di nessuno. Se non abbiamo commesso errori clamorosi, è forse perché la ‘sorte’ ci è stata propizia, ma ognuno di noi deve riconoscere il proprio limite.
Solo chi si sente oggetto della misericordia di Dio, sa dispensarla verso gli altri.
Ciò che ci unisce non è l’omologazione dei caratteri, una sorta di ‘pensiero unico’ ecclesiale, bensì la fede in Cristo, la rilettura della sua e nostra vicenda umana alla luce della sua passione, morte e resurrezione.
- La vera identità di Gesù
Fino a questo punto del vangelo erano gli uomini che si interrogavano su Gesù e lo interrogavano. Ora è Gesù che interroga.
Egli esige la nostra risposta. Il nodo centrale di questo brano è il passaggio dalla risposta di Pietro a quella di Cristo: si passa da un messianismo glorioso a quello del Servo sofferente di Dio che si consegna al Padre.
E’ il mistero della croce che fa da discriminante nella fede in Gesù. E’ lo scandalo che esige conversione profonda e continua.
La fede e la sequela di Cristo si decidono sulla strettoia della croce.
Il discepolo non è colui che mette in questione Gesù, ma colui che si lascia mettere in questione da lui.
La domanda è rivolta ai “voi”, ai discepoli nettamente distinti dalla folla.
Di conseguenza, la risposta di Pietro è a nome di tutti:egli esprime la fede della Chiesa.
Il cristianesimo è seguire Gesù nell’alveo della chiesa. Le opinioni della gente (di cui noi facciamo parte) sono spesso confuse, superficiali o veicolate dalle grandi agenzie di comunicazione per fini propri o di parte.
Per questo motivo è importante andare alla fonte per conoscere la vera identità di Gesù.
Nulla come l’esperienza della fatica, del dolore, ci permette di purificarne l’immagine che ci siamo creati.
Chi è Gesù, che cosa ha detto, che cosa ha promesso, come mi protegge, perché il male è ancora nel mondo, che ne sarà di me?
Sono formidabili domande che non possono essere eluse. Solo una consuetudine con la Parola condivisa nella comunità cristiana, la cui verità va provata sulla pelle del nostro quotidiano, potrà fornirci una risposta, la giusta risposta, anche se non esaustiva.
Sì, perché saremo soddisfatti solo quando un giorno lo vedremo a volto scoperto, faccia a faccia.
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don Erminio
