
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
30 agosto 2026
I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (A)
VANGELO Lc 9, 7-11
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
- La prova della fede è la vita
La prima lettura (Isaia 29,13-21) ci consegna la potente invettiva di Isaia che denuncia la spaccatura tra fede e vita,
tra attaccamento ad una tradizione ormai arida e un’autentica passione per il Signore.
La religione deve essere quell’insieme di pratiche che esprimono e rimandano alla sorgente: la fede autentica.
La buona stoffa, la qualità della nostra fede la mostra la nostra vita. L’impressione è che la fede di molti sia oggi fortemente devozionale, senza incisività nella quotidianità, che scorre su binari di una routine snervante I drammi della vita, poi, fanno si che chi ne è colpito, assuma la figura dei discepoli di Emmaus, che delusi dalla croce di Cristo, se ne vanno da Gerusalemme delusi.
- La curiosità di Erode e la nostra
I pensieri di Erode sono il segno di un certo “successo” di Gesù. Se la voce popolare su di Lui è arrivata al tetrarca vuol dire che Gesù ha acquistato una almeno discreta notorietà. Nella stessa direzione va il fatto che cercava di vederlo.
Più importante per noi è l’interrogazione che Erode fa circa l’identità di Gesù.
Egli è un estraneo che non ha ascoltato alcuna parola di Gesù, e non ha assistito a nessuna operazione prodigiosa; tuttavia, le notizie sul conto di Gesù non lo lasciano indifferente, perché per esigenze politiche deve stare sempre allerta per salvaguardare il suo minuscolo Regno.
La curiosità preoccupata di Erode riceve diverse opinioni che sono sbagliate, perché fanno riferimento al passato: Giovanni Battista che è morto, Elia, uno degli antichi profeti.
Non appare invece la novità di Gesù. non emerge che Gesù è l’”atteso”, il compimento delle promesse di Dio.
Per conoscere Gesù, Erode dovrebbe ascoltarlo, dovrebbe mettersi in contatto con il suo messaggio.
Ma questo comporterebbe una disponibilità alla conversione.
Immaginiamo che non l’abbia avuta e perciò resterà uno che di Gesù ha solo sentito parlare.
Queste semplici notazioni ci conducono a pensare a noi stessi.
Oggi molte persone non hanno più neppure questa semplice curiosità verso Gesù.
Semplicemente non si pongono il problema. E nel caso che si pongano il problema, deve essere chiaro che loro non c’entrano con il suo messaggio. Lo vogliono solo capire dall’esterno, da spettatori.
Come se si potesse fare questa operazione astratta! O, ancor peggio, dall’esterno vogliono giudicare il comportamento dei cristiani, ma senza fare in nessun modo la propria parte nel vivere il vangelo.
Da ciò, noi siamo provocati a dire a noi stessi che cosa pensiamo di Gesù e della sua identità. Abbiamo con lui un legame che si va sfilacciando, come può accadere a coloro che non curano il proprio cuore?
Anche ai cristiani, infatti, può accadere di raffreddarsi nella fede per mancanza di preghiera, di apertura del cuore.
Oppure, il Cristo è per noi l’“atteso” di ogni ora, di ogni gesto, di ogni scelta,
Colui che dà speranza e gioia al nostro cuore? Non si può conoscere veramente Gesù senza lasciarsene coinvolgere interiormente. Non ci sono spettatori per il Vangelo, ma discepoli che seguono Gesù e condividono con lui un destino di dono.
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don Erminio
