
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
12 luglio 2026
VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE (A)
VANGELO Lc 13, 22-30
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
- L’immagine della porta
La domanda che viene posta a Gesù nel Vangelo di oggi (Luca 13, 22-30), ai nostri giorni suonerebbe datata.
Anzi c’è da chiedersi chi la porrebbe.
All’uomo contemporaneo interessano molte cose, ma non la salvezza eterna, l’ingresso nel Regno di Dio.
Non vogliamo indulgere al pessimismo, ma accogliere come sfida questa affermazione.
Se a noi sta a cuore la salvezza della nostra persona, dei nostri cari, dell’umanità intera,allora cerchiamo di comprendere la parola di Gesù. “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”.
In realtà Gesù non risponde a questa domanda, frutto di un vero dibattito teologico presso i Giudei,bensì ne fa oggetto di una più ampia esortazione, con l’immagine della porta.
Essa ha due caratteristiche: è stretta ed è aperta per poco tempo.
Da qui l’invito del Signore a sforzarsi o meglio a combattere, esercitarsi in maniera intensa, darsi da fare per entrare,senza perdere tempo, poiché di là dalla porta c’è la dimora.
Essendo stretta, la porta richiede un certo snellimento della persona che la attraversa occorre spogliarsi di ogni cosa,rinunciare a tante cose che ci paiono essenziali, ma che in realtà, sono inutili, un peso, un ingombro.
- La guerra più difficile
È quella del cuore che tende all’iniquità e non alla giustizia, all’egoismo e non all’apertura solidale.
E’ lì che dobbiamo lottare per non ammalarci di quella malattia che già i profeti denunciavano: la sklerocardia, il cuore indurito. Patologia cardiaca gravissima.
Ad un certo punto la porta si chiude. Nella vita ci sono punti di non ritorno.
Abitudini e stili di vita errati intiepidiscono e poi spengono la fede.
Ci si illude di averla a sufficienza in quanto si è percorsa tutta la prassi sacramentale (Battesimo, Comunione, Cresima), e lo si è fatto anche per i figli, ma non si va oltre.
Ed ecco il duro giudizio di Gesù, allora certamente rivolto ai Giudei che si ritenevano giusti per discendenza abramitica, per l’osservanza esteriore della Legge, ma che oggi vale anche per noi.
“Non so di dove siete”, non riconosco in voi ciò che mi appartiene.
La risposta degli esclusi si fa protesta. Essi si rifanno alla frequentazione del Signore.
Cosa manca, al di là del rito (mangiato e bevuto in tua presenza, festeggiato nelle piazze)?
Certamente il coinvolgimento personale. La Parola di Dio scivola come goccia d’acqua su materiale resistente.
L’appartenenza anagrafica, il dichiararsi cristiani non basta.
La logica del Regno di Dio capovolge tutto: gli ultimi, saranno i primi e viceversa.
- La garanzia della salvezza
Allora è pertinente un’altra domanda che dobbiamo porre al Signore e a noi stessi: Gesù io mi salverò? Io sto aderendo alla tua salvezza con la vita che sto facendo?
Ricordiamo le dure parole verso quel servo che ha sotterrato il talento che avrebbe dovuto trafficare
“Signore, aumenta la mia fede!”. La salvezza in Cristo appare così il bene più grande per cui giocarsi la vita.
Tutto il resto, pur significativo, acquista giusto valore solo in quest’ottica.
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don Erminio
